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Cheese and phobias:
when my daughter does not eat cheese

Dopo tanti mesi a casa con la famiglia, la ripresa del pasto a scuola, ha fatto emergere nuovamente problematiche e difficoltà che, durante l’estate e la quarantena erano rimaste in qualche modo “compensate” dalle attenzioni di genitori e famigliari. 

bambina non mangia formaggio

Ci sono, per esempio, bambini che non mangiano particolare consistenze di cibo (come cibi morbidi o che lasciano una sensazione viscida al palato) e durante la quarantena i genitori li hanno preservati cucinando solo cibi graditi. Il cibo, il rapporto con esso e le dinamiche di relazione tra genitori, bambini e cibo
hanno motivato la scrittura di questo articolo in cui cercheremo di fornire importanti spunti di riflessione.

Affronteremo l’argomento da un punto di vista psicologico and scientifico
in caso di ulteriori dubbi o approfondimenti scrivete a Giulia Amorotti

Le fobie

The fobie sono paure intense, che proviamo per qualcosa che non è un vero e proprio pericolo ma che percepiamo come una minaccia o qualcosa che non vogliamo accada. Mentre starete leggendo queste righe il vostro primo pensiero potrebbe andare al timore per i serpenti, per i ragni o per gli aghi;  paure comuni insomma, ma ben pochi penserebbero che ci sono numerose persone che temono un alimento specifico. Ad esempio proprio il formaggio.

Il formaggio

L’avversione per il formaggio spesso è una repulsione che spinge ad evitarne qualunque tipo di contatto: vederlo, toccarlo, sentirne l’odore, mangiarlo. The sensazione di fastidio a volte può diventare tollerabile (magari ad esempio quando a livello sensoriale non è pienamente percepito): per questo alcuni lo mangiano se mascherato nelle varie pietanze e accettano più facilmente la mozzarella.

formaggio

Ma perché alcuni bambini provano emozioni molto forti verso un alimento?

Ovviamente non parliamo di allergia o intolleranza che sono cose ben diverse, ma di un forte disgusto, innato o indotto, che porta al rifiuto parziale o totale di quel sapore sino al punto da non tollerare l’idea di vederlo o immaginarlo sulla propria tavola. Queste paure molto forti possono trasformarsi in vere e proprie fobie.
Le fobie non hanno una sola causa, ma molte e differenti. Spesso, inoltre, non si può risalire con certezza ad una sola fra quelle possibili. Il gradimento o il disgusto nei confronti di alcuni cibi, può avere una predisposizione ereditaria, dato che la percezione di un sapore come quello del formaggio è gestita da almeno una trentina di geni. 
Ovviamente c’è anche una componente ambientale e famigliare che può favorire o meno l’avvicinamento e il gradimento di alcuni cibi: i sapori della dieta materna raggiungono il liquido amniotico, parzialmente deglutito dal feto, e questo processo continua nell’infanzia.
È
 stato dimostrato, inoltre, che i pasti in famiglia influenzano le scelte future rispetto al gusto. Questo significa che, se in famiglia per qualche motivo non si consuma il formaggio, per emulazione non lo faranno neppure i piccoli di casa o lo faranno difficilmente.

Solo nei casi rari in cui la fobia è tale da condizionare la quotidianità, si può pensare a un percorso di psico-educazione del comportamento alimentare, meglio se a indirizzo cognitivo-comportamentale, ma che preveda sia la presenza dello psicologo che del dietista/nutrizionista.

Ecco i nostri consigli:

Inizialmente chiediamoci come fa stare voi genitori questa situazione. 
Siete preoccupati? Riuscite a quantificare quanto?
Quali sono le vostre preoccupazioni? Riuscite a descriverle?

Essere consapevoli delle proprie emozioni è il primo passo per sentirsi efficaci ed iniziare ad affrontarle. 

Cosa possiamo fare nel concreto

  • Parlane spesso al bambino come una paura/fobia e non come un’allergia.
    Tutti abbiamo delle paure, seppur diverse tra di loro. Potete anche fare esempi di vostre paure e spiegare come vi fanno sentire.

  • Parlatene ai parenti e ai famigliari in modo che l’argomento non diventi un tabù o oggetto di minimizzazione.

  • Allenate il bambino a raccontarlo ad amici ed insegnati (anche a reagire alla minimizzazione “cosa sarà mai una goccia di formaggio?” “Il formaggio non mi piace perché…, c’è qualcosa che a te non piace o per cui provi paura?”)
  • Parlatene voi stessi a vostra volta con le vostre figure di riferimento.
  • Trovate idealmente qualcuno con cui puoi condividere i vostri primi passi in direzione di un cambiamento. Che può anche riguardare inizialmente anche “solo” una ricerca di informazioni sull’argomento.

“Possiamo scegliere di avere paura, restare lì a tremare, immobili e immaginare che può capitare il peggio.
O possiamo fare un passo in avanti”

Giulia Amorotti

Giulia Amorotti
Psicologa, Master ABA

Si occupa di interventi di tipo cognitivo-comportamentale con bambini bambini di età scolare con  bisogni educativi speciali presso la sede di Tice Correggio sulla gestione di aspetti legati a competenze scolastiche,  gestione di comportamenti problema e competenza emotiva.
If you have any questions, write to Giulia Amorotti