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Il ciuccio: interferisce con il linguaggio?

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Sono Martina Di Giuseppe.

Mi sono laureata presso l’università degli studi di Parma. Ho iniziato la mia esperienza lavorativa interessandomi in modo particolare ai disturbi dello spettro autistico. Sono iscritta al corso di formazione professionale Homework Assistant BES dell’università di Parma per approfondire aspetti dell’analisi del comportamento applicata, e ogni anno frequento corsi di aggiornamento per acquisire nuove conoscenze e abilità.

Se hai delle domande puoi scrivere a martina.digiuseppe@centrotice.it

Il ciuccio: parliamone

Come sottolineato da molti studi presenti in letteratura (se vi interessa, vi ho lasciato la bibliografia in fondo all’articolo!) si, il ciuccio può interferire con lo sviluppo del linguaggio: questa interferenza riguarda in particolare la produzione dei suoni, che determina quindi distorsioni nella produzione di parole. La presenza del ciuccio costituisce infatti un ostacolo per il corretto posizionamento della lingua all’interno del cavo orale, a riposo e durante la produzione dei suoni, che vengono quindi appresi in modo alterato (con un luogo articolatorio diverso da quello corretto). 

L’uso prolungato del ciuccio determina inoltre alterazioni a livello dentale, del palato, e della muscolatura orale e periorale, che possono determinare anch’esse una produzione distorta di alcuni suoni.

In generale, si consiglia di eliminare l’uso del ciuccio entro i due anni di età, per evitare uno sviluppo della morfologia facciale inadeguato e le conseguenze che ne derivano a livello di deglutizione, masticazione e linguaggio.  

E se usa il dito al posto del ciuccio?

La suzione del pollice (o di altre dita) fa parte di quelle che vengono definite abitudini orali viziate: si tratta di un insieme di abitudini, cioè di comportamenti ripetuti nello stesso modo per un certo tempo, come succhiare il ciuccio, mangiare le unghie, succhiare il dito, che rispondono ad un bisogno del bambino, fisiologico o emotivo, ma che sono dannose per il nostro corpo se si verificano con un’ampia intensità, durata e frequenza.
La suzione del pollice, per esempio, può determinare modificazioni a livello del palato e dei denti anteriori, mantenere la mandibola in una posizione retratta e determinare alterazioni nelle funzioni di deglutizione, masticazione e articolazione.

Per eliminare questa abitudine il metodo più utilizzato è quello comportamentale: quando il bambino riesce a non mettere in atto il comportamento, viene gratificato con dei rinforzi positivi, cioè qualcosa a lui gradito, ad esempio attività piacevoli, lodi, regali; è possibile utilizzare una vera e propria raccolta di punti (token economy), in cui il bambino guadagna un punto quando riesce a non mettere in atto il comportamento e ottenuto un preciso numero di punti riceverà una ricompensa.

È importante non dimenticare che l’abitudine nasce innanzitutto da un bisogno, fisiologico o emotivo, che è bene non ignorare. Anche intervenire su questo bisogno può portare ad una diminuzione, fino all’eliminazione, del comportamento viziato: i genitori possono offrire alternative più funzionali affinchè il bisogno primario da cui nasce l’abitudine venga soddisfatto.
Il logopedista può aiutare i genitori e i bambini in questo percorso. 

Ecco gli articoli di cui parlavo prima

*Strutt, C., Khattab, G., & Willoughby, J. (2021). Does the duration and frequency of dummy (pacifier) use affect the development of speech?. International Journal of Language Communication Disorders (3), 512-527.

LaPrairie, D. (2010). Effect of prolonged pacifier use on speech articulation.