Può capitare che  i genitori si facciano molte domande quando osservano comportamenti culturalmente considerati femminili espressi da bambini maschi o viceversa, comportamenti considerati prettamente maschili espressi da bambine femmine. 
La letteratura, anche se ancora recente e di complessa interpretazione, suggerisce che non è sufficiente che un bambino abbia comportamenti di genere atipici perché questo si traduca, da adulto, in un orientamento omosessuale. Può succedere, ma è una correlazione imperfetta. 

Non tutti i bambini che amano vestirsi da femmina si scoprono gay e non tutte le bambine che amano giocare a calcio si rivelano omosessuali.

Affronteremo l’argomento da un punto di vista psicologico, in caso di ulteriori dubbi o approfondimenti scrivete a Giulia Amorotti

Falsi miti e false credenze

Alcuni genitori, soprattutto nello scorso decennio, hanno scelto di togliere giocattoli associati tipicamente al genere femminile (cucina, bambole) per evitare che il bambino potesse in qualche modo essere influenzato nel suo percorso di crescita affettiva e nel suo orientamento sessuale. Oppure hanno mostrato così tanta preoccupazione da indurre il figlio a smettere di giocarci.

Il fatto è che l’unica cosa che sappiamo è che l’ambiente non “genera omosessualità”. 

Gli studi a riguardo non hanno raggiunto un consenso sulla questione. La posizione prevalente tende a supporre un’influenza genetica (ci sono molti studi al riguardo, ma nessuno definitivo) combinata con fattori ormonali, sempre in fase pre-natale.
In ogni caso, non è una condizione modificabile dall’esterno (come diverse letture, influenzate dall’appartenenza religiosa, invece vorrebbero) né dipendente dalle varie situazioni ambientali-culturali che può incontrare il bambino (per cui, no, non dipende dal fatto che abbia due genitori dello stesso sesso o che giochi con le bambole).

Cosa prova un genitore in questi casi?

Come vi sentite?
Cosa vi preoccupa?
Siete preoccupati del suo futuro? 
Vi vergognate a parlarne con i parenti? 

bambino-gay

Accettare l’omosessualità di un figlio o di una figlia è ancora una sfida irrisolta e difficile da affrontare per molti genitori.  Spesso, già a partire dalle istituzioni, non viene promossa un’educazione che possa prendere in considerazione l’affettività e la sessualità nelle sue differenti forme ed espressioni. Sappiamo per esperienza che non è per niente facile ricostruire nella nostra mente concetti che, nel corso della storia, sono stati trattati come tabù. 

Ecco i nostri consigli:

Quali emozioni proviamo:
“Ho paura: verrà deriso? Insultato? Addirittura picchiato o bullizzato?”
“Sono triste, come farò a sostenerlo?”
“Che rabbia! Perchè proprio a me!”

Cosa pensiamo:
“Cosa conosco dell’omosessualità?”
“Nessuno mi aveva mai parlato di avere un figlio gay”
“Sarà più facilmente esposto a malattie a trasmissione sessuale?”
“Per quanto tempo non ha avuto il coraggio di dirmelo?”
“Dovrò spiegarlo alla mia famiglia e non so come fare”
“Come sta ora che me lo ha detto?”

Cosa facciamo:
“Posso informarmi!”
“Posso parlare con uno specialista che accolga le mie paure e mi aiuti a superarle”

Cosa possiamo fare nel concreto

  • Ascoltate i vostri figli, anche se è una situazione difficile da affrontare. L’ascolto e lo scambio sono il primo passo per raggiungere un benessere famigliare 
  • Quando si parla di omosessualità è importante e necessario tenere in considerazione che si parla anche di sentimenti: essere innamorati e amare sono sentimenti che possono nascere anche tra due uomini o due donne 
  • Non scappate dal dolore. 
  • Educate voi stessi. Conoscete la differenza tra orientamento sessuale ed identità di genere? La maggior parte delle persone non lo sa perché non è costretta a pensarci. 
  • Non sentirti in colpa, è normale avere paura. Non giudicarti. Parlane ad uno specialista. 
Giulia Amorotti

Giulia Amorotti
Psicologa, Master ABA

Si occupa di interventi di tipo cognitivo-comportamentale con bambini bambini di età scolare con  bisogni educativi speciali presso la sede di Tice Correggio sulla gestione di aspetti legati a competenze scolastiche,  gestione di comportamenti problema e competenza emotiva.
Se hai delle domande, scrivi a Giulia Amorotti