Da 0 a 10 quanto è importante per voi il successo scolastico dei vostri figli? 
Quanto è importante che prendano dei bei voti o che vadano bene a scuola?
Chi di voi ha trasformato i nuovi giudizi (base-intermedio-avanzato) in voti come insufficiente-buono-ottimo?

In questo articolo affronteremo dal punto di vista psicologico e ponendo il focus sulle emozioni e i pensieri come viene vissuta la valutazione scolastica dai genitori. 
In caso di ulteriori dubbi o approfondimenti scrivete a giulia.amorotti@centrotice

Prima di tutto... benessere scolastico! - Centro Tice

Il contesto familiare ha un ruolo importante nel garantire ai bambini la percezione di un adeguato livello di benessere scolastico. La letteratura scientifica conferma che il successo scolastico non necessariamente correla con il  benessere scolastico. Sono altri i fattori fondamentali per raggiungere e consolidare tale benessere: vediamoli insieme.

Il punto di vista dei genitori

Cosa potrebbe aiutare un genitore nel vivere più serenamente il confronto con questo tema? 

Per prima cosa vi chiedo di interrogarvi sul significato che ha per voi “l’essere bravo a scuola”. 
Cosa significa essere bravo a scuola? Quali comportamenti o valori vi rientrano? 

Sulla base di questa risposta chiedetevi: quanto le valutazioni sono importanti nel determinare il livello di bravura?

Le emozioni

E qualora capitasse a vostro figlio di non “ essere bravo a scuola” ovvero di ricevere una valutazione negativa, cosa potreste fare?

Potreste innanzitutto provare a chiedervi quale emozione state provando.

Alcuni genitori potrebbero sentirsi preoccupati, spaventati, sorpresi, altri impotenti, un po’ in colpa o frustrati, altri ancora arrabbiati con il figlio o con l’insegnante ed altri potrebbero sperimentare più di un’emozione contemporaneamente. 

I pensieri

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Una volta individuata l’emozione (o le emozioni) sottostanti potreste provare a scrivere una lista di pensieri che sono legati all’emozione che state provando.

  • I pensieri che alimentano preoccupazione o spavento potrebbero essere: mio figlio non ce la farà, mio figlio non avrà successo nella vita, se già adesso fa fatica figuriamoci dopo…forse ha qualcosa di sbagliato o forse sbaglio io qualcosa come genitore…
  • I genitori sorpresi  potrebbero pensare: aveva studiato così tanto che non me lo sarei aspettato…
  • Il pensiero di genitori che sperimentano un senso di impotenza e di colpa potrebbe essere:  non so proprio come fare ad aiutarlo, cosa posso fare per lui? Se facessi di più forse…
  • I genitori arrabbiati con il figlio potrebbero pensare: non si impegna, non fa abbastanza e io glielo dico sempre che deve impegnarsi.
  • Un genitore che se la prende con l‘insegnante potrebbe dire: mio figlio non sta simpatico alla maestra, per questo prende questi voti!

Un emozione che alcuni genitori potrebbero esprimere sotto forma di rabbia, altri di impotenza o imbarazzo ed altri ancora come preoccupazione potrebbe essere sostenuta dal pensiero: cosa penseranno di me come genitore?

Potrebbero venirvi in mente molti altri pensieri, scriveteceli! 

Qualche pensiero alternativo

Una volta individuati i vostri pensieri, provate a pensare ad alcune alternative che potrebbe farvi vedere le cose da una prospettiva diversa.

Mio figlio non ce la farà, non avrà successo nella vita, potrebbe diventare:

mio figlio sta facendo fatica in un ambito specifico legato agli apprendimenti ma in altri ambiti ottiene comunque buoni risultati.

Il pensiero associato all’impotenza potrebbe essere trasformato in:

potrei cercare qualcuno che mi possa consigliare su come aiutare mio figlio (come ad esempio l’insegnante).

Il genitore arrabbiato con il figlio potrebbe riflettere sulla sua difficoltà e potrebbe provare a motivare il figlio a stare sul compito in modo diverso da quanto fatto finora.

Il pensiero “cosa penseranno di me come genitore?” potrebbe essere sostituito con

i voti di mio figlio non riflettono la mia capacità di essere un bravo genitore o meno, ma solo la sua preparazione in un compito specifico.

Questi pensieri alternativi potrebbero aiutarvi non solo a sperimentare emozioni diverse o meno intense rispetto a quelle di partenza, ma anche ad orientare le vostre azioni in modo costruttivo.

Un ultimo consiglio

Un suggerimento che credo sia utile in molte occasioni ma ancora di più nel caso vi dobbiate confrontare con disattese rispetto al successo scolastico è quello di provare a costruire un dialogo costruttivo con vostro figlio e con gli insegnanti in modo da poter prendere in considerazione anche punti di vista diversi dal vostro. 

Per ulteriori domande o approfondimenti scrivete alla Dott.ssa Giulia Amorotti e se vi è piaciuto condividete l’articolo! 

Giulia Amorotti

Giulia Amorotti
Psicologa, Master ABA

Si occupa di interventi di tipo cognitivo-comportamentale con bambini bambini di età scolare con  bisogni educativi speciali presso la sede di Tice Correggio sulla gestione di aspetti legati a competenze scolastiche,  gestione di comportamenti problema e competenza emotiva.
Se hai delle domande, scrivi a Giulia Amorotti